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Sant'Oronzo a Lecce

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Sant'Oronzo a Lecce

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Lecce festeggia Sant'Oronzo il 26 agosto, in ricordo del suo martirio. La festa risale al XVI secolo, ma fu sospesa nel 1640, per poi essere succesivamente rispristinata nel 1658, anno in cui la leggenda devozionale vuole sant'Oronzo liberatore dei leccesi dalla peste. In tale occasione, venne donata dai Brindisini la parte superiore di una delle due colonne poste al termine della via Appia nel porto di Brindisi, per onorare il Santo cui avevano fatto voto affinché li salvasse dall'epidemia. La colonna doveva servire da basamento per la statua in bronzo di Sant'Oronzo, che tuttora domina l'omonima piazza leccese. Nello stesso anno si aggiunse il patronato di San Fortunato.

Capoluogo della provincia e centro spirituale, culturale ed economico del Salento. Le sue origini si perdono nel corso dei millenni, ma, ad attestare la antica importanza, vi sono testimonianze ancora visibili, dell'epoca messapica e romana. Città barocca, per eccellenza, del nostro assolato meridione; non può destare sorpresa con le ricchezze architettoniche dei suoi palazzi e la bellezza antica delle strade tortuose e strette del suo nucleo urbano antico, larghe e diritte nei nuovi rioni sorti fuori della cerchia delle mura. La presenza di numerosi ordini religiosi diede origine alle tantissime chiese, alla fioritura artistica e culturale che valse alla città i titoli di "Atene della Puglia" e "Firenze del Sud".

Di indicibile bellezza sono: Il Palazzo del Governo, ex convento dei Celestini iniziato nel 1659 e terminato nel 1695; progettato dallo Zingarello che eseguì solo il primo piano, il secondo piano fu costruito da G. Cino e C. Penna mentre il quadriportico su colonne fu costruito da G. Riccardi e completato poi da G. Zimbalo. Il Campanile del Duomo, uno dei più alti e belli d'Italia anch'esso opera dello Zimbalo fu iniziato ne 1661 su commissione del Vescovo Luigi Pappacoda richiese circa ventuno anni di lavoro. Da visitare, il castello costruito da G. Giacomo d'Acaya su commissione di Carlo V. Da guardare col naso all'insù, la colonna di S. Oronzo anch'essa opera dello Zimbalo.